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Le verità di Marotta


È stata pubblicata sul sito de La Stampa l'intervista di Marco Ansaldo a Beppe Marotta:
http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/313692/

L'intervista ricalca quanto abbiamo cercato di spiegarvi nei nostri due articoli sul calciomercarto e ricalca talmente bene da confermare la notizia che solo noi vi avevamo dato:

"Ultima operazione a sorpresa quella di Quagliarella, con finto corteggiamento a Di Natale ed il napoletano già pronto dal 24 agosto, quando era dato per incedibile e si parlava di offerte provenienti da altri club, non dalla Juventus." (CiaoJuve, 29 agosto)

«Per Di Natale non abbiamo spinto sull'acceleratore: diciamo che sapere che eravamo vicini a Di Natale ha convinto De Laurentiis a darci Quagliarella in prestito come non voleva fare» (Marotta, 2 settembre)

Perché portiamo in evidenza questo pezzo? Non per autocelebrarci ma per aiutarvi a capire la piega che ha preso certa “informazione”. Noi non abbiamo un fan club di Marotta, tant'è che gli abbiamo sempre preferito un tale Roberto Bettega, però quel depistaggio non era solo logico ma anche conosciuto da tutti come tale.

Se tutti lo sapevano, perché non l'hanno detto? Perché per giorni hanno preso in giro Marotta e la Juventus per il "no" del giocatore di Udine?

La risposta è da ricercare nel clima creato dai due "circhi" che non riuscirebbero a digerire un successo di Andrea Agnelli. I direttori dei due circhi, inutile dirlo, sono i due esclusi dagli affari bianconeri. Uno è il cugino di Andrea, l'altro è quello che - con la complcità di Raiola - ha fatto spedire Galliani a Barcellona per portare Ibrahimovic al Milan. Per questo guai a dire che Marotta si è mosso bene sul mercato, che ha depistato, che ha portato un'avversaria diretta come la Roma a ipotecarsi ancora di più con Unicredit per comprare due giocatori che alla Juve - in realtà - non sarebbero serviti. Bisogna forzatamente dire che Marotta è un incapace, che prendere Aguero tenendosi la squadra che l'anno scorso è arrivata settima (contro ogni previsione dei soloni di oggi) ci avrebbe fatto vincere lo scudetto a mani basse. Dall'altra parte c'è una società che a livello di comunicazione continua a dimostrarsi inefficiente, però questo è un problema che ci trasciniamo dietro da anni... "sentimento popolare" docet.

Chi delude di più, come sempre, sono i tifosi pronti ad abboccare a qualsiasi amo si tenda loro.

Altra cosa che abbiamo cercato di spiegarvi è che nessuno obbliga Marotta a riscattare tutti i prestiti, che molti torneranno nella squadra di origine a fine stagione per essere sostituiti con innesti più competitivi. Che quest'anno c'era da formare un'ossatura ed il prossimo anno, complice la champions, sarà più semplice portare qualche campione alla Juve. Campioni che non sarebbero venuti a giocare l'Europa League. Anche su questo punto Marotta è stato chiaro.

Poi viene il capitolo Diego e lì trovare giustificazioni è obiettivamente difficile, non era un bidone da svendere a 16 milioni. Era attaccato alla maglia, voleva fortemente la Juventus, potevano proporgli uno dei nuovi contratti se lo stipendio gli pesava così tanto. Diego "si presta ad essere il tormentone di ogni sconfitta" abbiamo detto e ne siamo convinti. Ma un singolo errore, nel mezzo di una rifondazione, ci può anche stare.

Juve, l'incompleta?


Il titolo richiama il nostro pezzo del 29 agosto “Calciomercato: completiamo l'opera”, dove abbiamo analizzato il mercato in attesa del colpo che tutti noi tifosi aspettavamo e non è arrivato.
Cos'è cambiato dal 29 al 31?

Le Avariate - Anno II N.7


26/8

Gruppo G: Milan, Real Madrid, Ajax, Auxerre
Dopotutto Moggi ha detto che era da scudetto, mica da champions. hihihi

Quagliarella: «Andare via da Napoli? Ho sognato per una vita di tornare a Napoli e d’indossare la maglietta azzurra. Come potrei pensare di andar via, adesso?»
Altro grande uomo...

Quagliarella, TMW: «Le trattative si fanno in tre, se ci sono colpe in questa storia vanno divise tra le tre parti. Ci sono cose che vanno al di là del cuore»
No, non è un errore, le due frasi sono uscite lo stesso giorno.

L'esordio che non meritavi


(GLMDJ) Com'era prevedibile, si parte in salita.

Una sfida tripla aspetta Andrea Agnelli: difesa della storia, far rinascere la tradizione e costruire il futuro.

Tante le novità che hanno accompagnato questa prima giornata: un Presidente che arriva allo stadio accolto come un calciatore, un Presidente che difende i propri dirigenti a fine partita, un Presidente che non ci fa sentire soli. Finalmente!

Siamo consapevoli delle difficoltà (chi meglio di noi?), ogni nuovo inizio, ogni cambiamento così profondo nasconde sempre delle insidie e lo scoramento, dopo quattro anni passati a sentire chi non ci poteva rassicurare, può lasciare il passo alla rassegnazione.

Ma c’è veramente qualcosa di diverso. C’è la fiducia in un nuovo disegno volto a creare un’ossatura solida e resistente, accompagnato da un cambiamento radicale, innovazione e tanta voglia di ripartire.

Gesti e parole coraggiose che si affiancano allo stesso coraggio di chi, in quattro anni, non ha mai smesso di lottare per la Juventus, senza distrarsi dalle tentazioni di un ambiente che permetteva di lucrare in nome della fede bianconera.

Lo scrivo sinceramente, dandoti del tu come tu stesso hai suggerito, questo esordio non lo meritavi per come sei riuscito, in pochi giorni e con pochi gesti incisivi a trasmettere fiducia.

L’esordio che non ti meritavi, con un finale da scrivere, in linea con la nostra tradizione, insieme all’onore di rappresentare oggi come ieri, la storia del calcio unito a quella passione che solo i veri juventini possono condividere.

di P. Cicconofri - http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=1016

In preda al panico


Il panico, la delusione e la rabbia dei tifosi dopo la sconfitta di ieri è direttamente proporzionale alla fiducia che è riposta nelle mani di Andrea Agnelli. Nessuno si aspettava una partenza esplosiva, segnare sei gol e umiliare l'avversario; però non ci si aspettava nemmeno di perdere.

Calciomercato: completiamo l'opera


Diventare il Presidente della Juventus 2010/2011, dopo 4 anni di mercato improvvisato, una stagione fallita e senza strappare un centesimo a John Elkann, significa prendere Varenne, fargli fare un paio di giri e poi spedirlo alla gara di trotto. Ma significa anche provare un grande amore verso quei colori e possedere la stessa voglia di rivalsa che accomuna tutti i bianconeri.

Il Presidente, uno di noi!


(GLMDJ) Dalla curva di ogni stadio, spesso si sente acclamare il beniamino di turno, con il coro: “Uno di noi…”. Questa volta il coro andrebbe intonato al Presidente (finalmente lo possiamo scrivere con la “P” maiuscola!) della Juventus, Andrea Agnelli.


Dopo qualche mese di “assestamento”, durante il quale ha di fatto rivoluzionato una società che era diventata l’ombra di se stessa, il successore di Umberto ha deciso di raccontare la propria esperienza da juventino “speciale”, accettando anche domande che potevano apparire scomode.

La dimensione di un presidente sta anche nella capacità di dribblare gli ostacoli più insidiosi e questa intervista ne riservava molti. Come quando gli è stato chiesto il motivo per cui aveva deciso di mantenersi lontano dalla Juve per tanti anni. Andrea, da “rancoroso”, avrebbe potuto rispondere che si sentiva in totale disaccordo con la linea presa dal nuovo corso juventino datato 2006: una risposta di quel tipo sarebbe stata anche facile da sostenere, dal momento che lui stesso, ai tempi di farsopoli, non nascose il proprio disappunto per le mosse scellerate della società. E invece ha elegantemente glissato, aggiungendo un’autentica perla diplomatica: «Ho pensato che la mia figura potesse essere anche ingombrante per loro (i dirigenti, ndr), visto quello che è stato il mio trascorso e quindi per metterli nelle migliori condizioni di poter lavorare la scelta è stata quella di non essere presente».

E ancora più pericolosa poteva rivelarsi la domanda sul suo rapporto con la Triade. Andrea si dimostra coraggioso e coerente, rimarcando la grande stima professionale per quella dirigenza che dimostrò «capacità d'innovazione e, al contempo, un'efficienza nel rispondere a qualsiasi esigenza». C’è di più: se la stima nei confronti di Moggi è professionale («era sicuramente uno dei più grandi operatori a livello continentale del mercato»), l’affetto che lo lega a Giraudo è immutato, dal momento che lo considera un “secondo padre” . Ma Andrea, forse anche grazie alla vicinanza con una persona tanto sagace, si preoccupa anche di rimarcare un aspetto fondamentale: l’unico suo attuale riferimento per il mercato è Marotta. E così anche Palazzi se ne può rimanere tranquillo a bersi un altro caffè.

Ma ancora più che nei concetti e negli episodi raccontati, la forza delle parole del giovane Agnelli sta nella juventinità che esse trasudano: si respira l’amore per la maglia e per ciò che rappresenta, la dolcezza dei ricordi di un bambino seduto a mangiare con Pablito, fresco campione del mondo, e la consapevolezza della responsabilità insita nel ruolo di presidente della squadra più importante d’Italia. E così Andrea non nasconde la sua ammirazione per Del Piero in veste di tifoso, ma rammenta che il suo ruolo gli impone di vedere la Juve come un gruppo che ha obiettivi ben precisi.

E, a proposito di obiettivi, ce n’è uno importante per lui e per tutti noi di GLMDJ: «L'esposto che abbiamo presentato è molto dettagliato e a nostro giudizio fondato. Quindi non chiede parità di trattamento ma è un esposto molto preciso sulla revoca di uno scudetto . Da questo punto di vista noi ci aspettiamo, poiché crediamo che sia fondato, una risposta sicuramente entro breve, in breve tempo, e siamo fiduciosi, vista la motivazione che abbiamo portato avanti, di avere un risultato positivo». Finalmente, dopo anni di equilibrismi dialettici e contraddizioni vergognose, è arrivato il tempo di ascoltare parole importanti . Qui non si chiede di punire nessuno sulla base di chissà quale contrappasso, ma si prende atto di una situazione molto più semplice, di evidente ingiustizia: lo scudetto 2005/2006 nella bacheca dell’Inter è semplicemente un’oscenità! La Figc deve provvedere immediatamente a revocarlo.

Ma non finisce qui: la bomba viene fatta esplodere poco dopo. Gli scudetti 28 e 29 torneranno a casa? «Se giuridicamente sarà dimostrata la correttezza della società nei vari procedimenti che sono ancora aperti, sicuramente valuteremo l'azione revocatoria e la riassegnazione dei titoli» . Questa è serietà, questo è amore per la Juve. Ma anche amore per la Giustizia! A chi ama la Signora, e noi di GLMDJ in questi anni abbiamo dimostrato di fare parte di quel gruppo, non interessano proclami inutili o promesse che non potranno essere mantenute. Noi vogliamo Giustizia! E sentire il nostro Presidente che ci dà assicurazioni in tal senso è musica per le nostre orecchie.

Abbiamo sempre detto che più delle parole contano i fatti e non smetteremo certo ora di ripeterlo. Ma il Presidente della Juventus si è esposto, replicando alle sollecitazioni che molti di noi da un po’ di tempo gli rivolgevano: cosa sarà dei nostri scudetti? Ecco la risposta che volevamo . Ed ecco perché, finalmente, possiamo dirlo: Andrea Agnelli è il Presidente della Juve, uno di noi!

27/08/2010

di M. Lancieri - http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=1010

Semplicemente Agnelli


Non basta essere “figli di” o “nipoti di” per ereditare la serietà, la classe e il coraggio di chi ti ha preceduto. John Elkann ne è un esempio lampante.
Andrea Agnelli ha saputo dimostrare di possedere quell'eredità e l'ha fatto nel giro di pochi giorni, sgombrando il campo da dubbi che persistono solo in chi non sa rinunciare a buffonate fatte di urla e battutine da bar sport.
Pare facile, a chi non ha addosso il peso della gestione di decine di aziende, arrivare alla Juventus e - dopo quattro anni di basso profilo - portarsi quel cognome pesante, Giraudo, vicino a se'.
E non basta, perché dopo questo gesto, colto da pochi, Andrea va' oltre e parla chiaro: «sicuramente valuteremo l'azione revocatoria e la riassegnazione dei titoli». Questa la notizia, non lo scudettino di cartone dell'inter.

Le Avariate - Anno II N.6

24/8

Mourinho «Io quando sono arrivato all'Inter avevo il compito di costruire, che è quello che richiedono alla stragrande maggioranza dei tecnici nuovi, Benitez invece troverà già tutto pronto, società e giocatori con mentalità vincente»
Sembra Moggi quando parla di Marotta, stessa paura che l'altro possa far bene.

Principino... la porta sta là


Marchisio su Facebook: «Lo so che state leggendo di varie proposte per me in questi giorni... anche ieri nessuna novità sul rinnovo; onestamente dopo due mesi inizio a essere pessimista».

Poi l'agente: «L’anno scorso è stato fallimentare per la Juventus e non per Marchisio, che infatti è stato inserito tra i dieci giovani più interessanti d’Europa e ha conquistato la Nazionale maggiore. Il suo pessimismo espresso su Facebook è relativo al fatto che qui non si sta parlando di 2-3 milioni o di soldi in generale, qui noi non possiamo discutere di una proposta della Juventus semplicemente perché non c’è stata nessuna proposta. Marchisio non capisce perché la Juve fatichi tanto a formulare anche solo una proposta per lui».

L'evoluzione


(GLMDJ) Sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire la ragguardevole e promettente evoluzione del successore al trono della famiglia più importante d'Italia: prima avevamo un uomo silente al canglore delle sciabolate, pronto ad affiancare con i sorrisi la nascita di una nuova era calcistica e disgustato per come una banda di truffatori aveva dominato e vinto, con i colori della "sua" Juventus, per dodici lunghi anni, ora un uomo vulcanico, che non porge più l'altra guancia, e che, consapevolmente o inconsapevolmente, ammette che quelle vittorie sono state il frutto di un grande lavoro, di una grande dirigenza, opposta a chi non sapeva perdere.


Al debutto la radice antica, inseparabile da ogni popolo bue: il gran spettacolo dell’accusa. Con una "difesa" che spalleggiò la sola squadra, con i giornali padronali a far da gran cassa alle accuse rivolte contro quella "banda di truffatori", divenendo gazzette porta voce degli accusatori e forconi incitanti al linciaggio.

La tecnologia digitale consentì un ulteriore passo in avanti, facendoci divenire tutti guardoni e spioni, pronti a istruire le carte dell’accusa assieme al pubblico ministero, sicché giornali e televisioni trasmisero direttamente le telefonate dell’appestato di turno (sempre lo stesso) e ciascuno espresse a piacimento la propria convinzione.

A fine turnè il colpo di scena, mangime per chi è stato istruito a guardare avanti: la difesa della storia.

Dobbiamo cotale sollazzo alla straordinaria inchiesta denominata Calciopoli. Non entro nel merito, perché lo feci quando gli altri erano indotti o giacenti nel silenzio. Anzi, preferisco continuare a scandalizzare i pochi lettori disposti a seguirmi, i quali non capiscono come si possa fare i garantisti anche verso colui che pagò per sostenere congrua la retrocessione in serie B. Risposta: perché a volte la verità è nascosta dentro le parole.

Questi gli elementi, fra il ridicolo e l’impressionante:

1. Nell'aprile del 2006 vengono pubblicate alcune telefonate riguardanti il mondo del calcio e interessate alla dirigenza juventina;
2. Il 7 maggio del 2006 John Elkann dichiara: "Ho visto lo striscione dei tifosi e infatti noi siamo qui allo stadio perché siamo vicini alla squadra e all'allenatore...";
3. Il 20 maggio lo stesso rampollo di casa Agnelli dichiara che "siamo in A e speriamo di restarci ma nel caso di B ripartiremmo dai giovani. Le intercettazioni su Moggi e Giraudo sono pesanti";
4. Il 5 luglio durante il dibattimento del processo di primo grado L'avvocato Zaccone dichiara: "La pena accettabile sarebbe quella richiesta per gli altri club, ovvero la serie B con forte penalizzazione."
5. Il 14 luglio arriva la sentenza di condanna: la Juventus, maggiore imputata nella vicenda, viene retrocessa in Serie B con 30 punti di penalizzazione, 80.000 euro di ammenda, revoca dello scudetto 2004/2005 e non assegnazione dello scudetto 2005/2006;
6. Il 17 luglio, l'avvocato della Juve, Zaccone, dichiara: "I tifosi possono dire e pensare ciò che vogliono, io rispondo solo ai miei clienti, che sono pienamente soddisfatti del mio lavoro.";
7. In data 26 luglio 2006 viene assegnato, dal Commissario straordinario della Figc Guido Rossi, lo scudetto stagione 2005/06 all'Inter;
8. Il 21 agosto 2006, dopo tre ore di discussione, il Cda della Juventus ha deciso: la Juve ricorrerà al Tar del Lazio. Una decisione che era stata preannunciata a più riprese dai vertici societari e che era nell'aria anche negli ultimi giorni. Una scelta, quella del club di corso Galileo Ferraris, presa perché "le sanzioni previste per la Juventus risultano ancor più sproporzionate se si tiene conto che le corti sportive hanno costruito un illecito sportivo come somma di comportamenti contrari a lealtà e correttezza.";
9. Il 31 agosto il CdA della Juventus ha deliberato all'unanimità di ritirare il ricorso presentato nei giorni scorsi al Tar del Lazio. Il consiglio, si legge in una nota diffusa dal club bianconero per gli obblighi di borsa che specifica le ragioni della decisione, "ha preso atto dei significativi segnali di disponibilità che le istituzioni sportive hanno palesato nelle ultime ore per risolvere con equità la vertenza in corso ed ha constatato che tale apertura costituisce un netto cambiamento rispetto a quanto registrato al termine della fase di conciliazione". Secondo il cda "con questa decisione in linea con i principi di lealtà e con i valori sportivi che sono alla base della sua attività e della sua tradizione", la Juventus ancora una volta "afferma la propria volontà di apertura nei confronti delle istituzioni sportive". La Juventus resta in serie B;
10. In un'intervista al TG1 del 23 agosto 2010, Massimo Moratti dichiara: "Meglio multietnici che comprare le partite";
11. Il giorno seguente, presenziando la consueta sfida in famiglia a Villar Perosa, John Elkann replica: "L'Inter non ha mai saputo perdere e non ha ancora imparato a vincere".


Ora, ditemi voi: possiamo chiedere, a John Elkann, il Nobel per la fantasia difensiva? O, almeno, l’oscar per l’avanspettacolo?

Sapete qual è la cosa davvero divertente? E’ che dopo quattro anni c'è chi è ancora convinto che per difendere la storia della Juventus si sono adoperati in tanti. Però a fasi alterne, a seconda del grado di interesse. Ma non è colpa loro, è l’intero sistema che tra un sorriso e l'altro continua ad essere storpio.

F. Zagari per GiùlemanidallaJuve
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=1005

Bentornato Giraudo


(GLMDJ) La notizia di ieri non è il possibile arrivo di Totò Di Natale, la risposta seccata di Andrea Agnelli al presidente squalificato o la solita gaffe di Elkann che si vanta di aver conquistato una «coppa» (il Berlusconi o quella - tutta sua - della B?), senza dimenticare il motto «bisogna guardare avanti».

È la presenza di Giraudo, Michele Giraudo, figlio di Antonio, a fare notizia. Andrea Agnelli, accusato di essere un burattino, uno “poco coraggioso”, già macchiato dell'onta di volersi lasciare alle spalle i torti che la Juventus ha subìto, l'ha voluto in quella che non è una semplice partitella ma la vetrina attraverso cui la famiglia osserva e vive il motivo della propria passione.

La distaccata stretta di mano tra Giraudo e Elkann, poi l'abbraccio di Andrea e Michele, a favor di fotografi e pennivendoli. Non è il semplice saluto ad un amico di famiglia ma il segnale che nulla è mutato da quando Agnelli stava vicino ai suoi uomini - sul campo - mentre un tale li scaricava davanti alle telecamere.

Senza alcun “forse”, oggi qualcuno dovrebbe raccogliere quel poco di dignità che gli resta e chiedere scusa per i dubbi sollevati sull'integrità del Presidente della Juventus.

Comunicato - http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=1004

Auricchio

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